Il senso di colpa dopo l'omicidio

"Con gli occhi di un altro" racconta la storia di un criminale mafioso che però viene colpito dal rimorso di coscienza dopo l'assassinio di un giudice

Palermo. "Con gli occhi di un altro" è un mediometraggio di 43 minuti, girato interamente in Sicilia da Antonio Raffaele-Addamo. Il film prende spunto dall’atto unico "19 luglio 1992", scritto da Cetta Brancato, in seguito alla strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Peppino Gagliano (Filippo Luna) è un criminale mafioso, a cui viene affidato il compito di uccidere un giudice (Antonio Raffaele-Addamo) e gli uomini della sua scorta, da un anonimo mandante (Dino Spinella). Un omicidio, che per un mafioso è un azione quotidiana, per Peppino diviene una persecuzione, che gli causa un rimorso di coscienza. Egli infatti, dopo aver ucciso il giudice, avrà dei discorsi più o meno immaginari con l’uomo ucciso, il quale lo farà pentire dell’azione compiuta. Peppino non si costituisce alla polizia, ma semplicemente arriverà al punto di capire che la morte è vicina anche per lui. E’ un unico ciclo, dove chi uccide a sua volta sarà ucciso. Peppino ha compreso benissimo il suo destino, ecco perché i suoi tormenti accompagnano il film in ogni scena. Altro personaggio fondamentale è la donna-madre-isola (Danila Laguardia) che sarà vicina al giudice durante la sua morte, e indirizzerà parole sprezzanti nei confronti di Peppino. L’elemento che colpisce di più del film è il linguaggio densamente poetico, che allontana il film dalle classiche fiction sulla mafia. Il regista dunque non vuole che il film sia un’imitazione dei film già visti in tv, ma si augura che le famiglie degli uomini uccisi dalla mafia ne rimangano colpiti positivamente.

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