Il figlio di Cetto è palermitano: "Italia mediocre come nel film"

Davide Giordano è nel cast di "Qualunquemente" uscito ieri nelle sale del Belpaese. Ha 22 anni e ha esordito al teatro Biondo

PALERMO. Scusi, ma come si permette di indossare il casco? E perfino di dare la precedenza all'incrocio? Dove crede di essere? Ride Melo, l'attore palermitano Davide Giordano, disgraziatamente figlio di Cetto La Qualunque/Antonio Albanese, nel film Qualunquemente da ieri su 600 schermi in tutta Italia: «Il rapporto tra padre e figlio è diseducativo al massimo, ai limiti della fantasia».

Ma che fa, parla di fantasia?
«In effetti il termine è diventato ambiguo, la chiamiamo ancora fantasia ma siamo nella realtà».

Allora, ci racconti questo suo personaggio.
«Melo ritrova il padre dopo quattro anni di assenza forzata. Lui è un ragazzo normale, va a scuola, ha una fidanzata, adora i genitori. Una vera sciagura per Cetto che decide che quel figlio va “raddrizzato”. C'è un momento in cui Cetto chiede a Melo cosa gli piacerebbe fare e quello risponde che vorrebbe vedere una mostra».

Incorreggibile: le sembrano possibili certi desideri in questa Italia?
«Infatti nella scena successiva si vedono i due al poligono di tiro che sparano alla sagoma di un ragazzo di colore».

Ora sì che italianamente ci riconosciamo...
«All'inizio sembra che Melo non riesca a stare al passo con quel padre immorale e volgare. Ne subisce la forza ma lo ama, tanto da lasciarsi condizionare, fino a diventare quello che io chiamo un Cetto medio».

Comunquemente, parliamo di lei: nato a Palermo, 22 anni fa...
«Ho studiato con Pietro Carriglio alla scuola del Teatro Biondo, dopo la maturità artistica mi sono trasferito a Roma per frequentare l'Accademia d’arte drammatica “Silvio D'Amico”. Tre anni duri ma fondamentali. Determinante l'incontro con Carlo Cecchi, con cui adesso porto in tournée Sogno di una notte d'estate. Interpreto Demetrio, l'innamorato più infedele».

A Palermo, invece, ha girato «Squadra antimafia».
«Mi piacerebbe tornare ma non è semplice. Da Roma vedo una Sicilia ancora circondata da pregiudizi, ma credo che ormai sia tutta l'Italia a essere mediocre».

Troppi Cetti in giro?
«E troppi tagli all'unico elemento salvifico: la cultura. Sbaglia la tv a mostrare giovani sbandati, drogati, che non sanno dove andare. Ci sono tanti ragazzi che studiano e lavorano, che sanno dove andare ma la strada è in salita, da triplo salto mortale, mentre la scuola cade a pezzi, le tasse universitarie sono insostenibili, non tutti hanno una famiglia solida economicamente alle spalle».

Come è andata con Albanese? Dicono vi scappasse da ridere prima di alcune scene.
«Se nel film è un padre improponibile, nella realtà Antonio, e il regista Giulio Manfredonia, sono stati per me dei veri padri: abbiamo lavorato in maniera divertente, costruendo un rapporto splendido».

Dicono che lei sia il nuovo Elio Germano, lo sa?
«Ne sono lusingato, è uno dei miei attori preferiti, insieme con Toni Servillo».

A parte Shakespeare, altri programmi?
«Sì, ma non posso parlare».

Ancora cinema?
«Speriamo».

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