Oscar nel segno della classicità

Quattro statuette al film 'Il discorso del Re' di Tom Hooper, tre 'The Social Network' che racconta la nascita di Facebook
Caltanissetta, Archivio

ROMA. Una 83/ma edizione degli Academy Awards nel segno della classicità e con uno sguardo forse troppo rivolto al passato. A vincere, alla fine, è stato così il film più tradizionale e meno ingombrante anche esteticamente, ovvero 'Il discorso del Re' di Tom Hooper che riporta l'America alle sue origini britanniche con la storia del Principe Alberto, Duca di York, secondo figlio di Re Giorgio V, affetto da poco regale balbuzie.   
Quattro statuette, tutte nel segno dell'Inghilterra, arrivano a questo film  prodotto appunto da Gran Bretagna e Australia. Ovvero: miglior film, miglior regia, miglior attore (Colin Firth) e miglior sceneggiatura originale (David Seidler). Niente va invece al film più americano in assoluto, 'Il grinta', remake dell'omonimo classico western diretto dal regista Henry Hathaway, con il quale John Wayne ottenne l'unico premio Oscar della sua già lunga carriera nel 1970. Il film più promettente e  moderno invece, 'The Social Network' che racconta la nascita di Facebook non va oltre le tre statuette tutte di sapore tecnico (sceneggiatura non originale, colonna sonora e montaggio). Eppure era il film che poteva portare in questa 83/ma edizione degli Academy molto politically correct un po' di attualità politica con la forza rivoluzionaria dimostrata proprio in questi giorni dai social network negli attuali sconvolgimenti politici del nord Africa.
Il lato più rivoluzionario e cinefilo l'Academy l'ha dimostrato invece, senza però troppo coraggio, dando quattro Oscar, ma solo a categorie tecniche (fotografia, sonoro, montaggio sonoro e effetti visivi) a Inception di Christopher Nolan e interpretato da Leonardo Di Caprio, Marion Cotillard e Cillian Murphy. 'Inception' era insomma il film meno pop di quelli in corsa in questa edizione dove a fare bella figura sono stati più dei supervecchi come Kirk Douglas, brillantissimo e spiritoso e con i tempi giusti, che le giovani star in preda a sdolcinature ed eccessivi mammismi.  E pensare che l'anno scorso i membri dell'Academy avevano avuto sicuramente più coraggio facendo vincere un film sulla guerra e contro la guerra come 'The Hurt Locker' di Kathryn Bigelow. E questo contro il più pop Avatar.

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