Venezia al via: tante idee e poco glamour

Il festival del cinema. Oggi è il D-day, il giorno dell’inizio dell’edizione numero 71 della rassegna lagunare: si cerca con l’ingegno di rimediare alla crisi economica

PALERMO. Meno frenetica di Cannes, più attenta ai dettagli di Toronto, che pure le alita addosso, senza il clima rigido di Berlino, ma con il fascino di Venezia: ecco la Mostra internazionale del cinema, la numero 71. Chi frequenta il Lido sa bene come tutto qui sia più rilassato, strutturato perché tutto riesca logisticamente semplice, si gira in bici o a piedi, e in pochi minuti sei ovunque ci sia un film, un incontro, una conferenza stampa.
Quest'anno il Festival costruito dal direttore Alberto Barbera non è il capolavoro di equilibrio di quello del 2013, in cui c'erano maestri e star, blockbuster e film d'autore. La Mostra quest'anno ha ridisegnato la sua mappa, obbedendo al rigore di una crisi che non accenna a farsi da parte. Incrocia gli sguardi, fa dialogare differenti culture: l'opera terza di Barbera è una Mostra da percorrere a zigzag, senza privilegiare una sola linea, ma da attraversare in diagonale in tutte le sezioni senza sentirsi in colpa se si perde qualcosa, di sicuro se ne scopriranno altre. Sembra che la Mostra 2014 voglia ispirarsi al… Leone in carica, Gianfranco Rosi: pochi mezzi, tante idee. I nomi hollywoodiani costano e non si possono sprecare denari pubblici, le majors, invece, non vogliono trascorrere tanti giorni al Lido a proprie spese. Allora, viva il cinema, abbasso il glamour. Al via con 56 titoli, da «Birdman» che oggi inaugurerà il red carpet - anzi il green carpet, perché calpestato da giovani star - a «The golden era» che il 6 settembre chiuderà gli undici giorni di rassegna. Il «made in Italy» punta su Mario Martone, al suo quarto Festival, con «Il giovane favoloso» che è Giacomo Leopardi, interpretato da Elio Germano. Con Martone, ecco Saverio Costanzo con «Hungry Heart» e Francesco Munzi con «Anime nere». Nella squadra metteremmo anche «Pasolini» di Abel Ferrara, frutto di una produzione italo-franco-belga. «Alè la France», il suo governo è in crisi, molto meno il suo cinema, presente a Venezia con quattro film, come gli Usa: su tutti «3 coeurs» di Benoit Jacquot sulla guerra d'Algeria con Viggo Mortensen e Charlotte Gainsbourg che è anche la protagonista di «Nimphomaniac vol.II» di Lars von Trier, qui in versione senza tagli.
Oggi l'inaugurazione con in Sala Grande, in prima fila, il presidente Giorgio Napolitano e il ministro Dario Franceschini, sul palco, come madrina, Luisa Ranieri, e fuori una protesta di dipendenti comunali. «Non parlerò di me bambina che sognava di fare il cinema, non annoierò», promette la Ranieri. Lei e il marito Luca Zingaretti hanno una società di produzione: «Qui a Venezia debuttiamo nel cinema con "Perez", interpretato da Marco D'Amore e Luca. A volte produrre è più creativo che recitare». Sulla mise non scuce una parola. Sarà ancora un'apertura «messicana»: nel 2013 «Gravity» di Alfonso Cuaron, adesso «Birdman (O le imprevedibili virtù dell'ignoranza)», black comedy di Alejandro Gonzales Inarritu: in passerella al posto di George Clooney, due divi amati, l'ex Batman Michael Keaton e l'ex fight clubber Edward Norton. Una puntatina in laguna la farà pure il 30 Ambra Angiolini, destinataria del Premio «Cariddi», trait d'union tra la Mostra e il TaorminaFilm Fest. Cerca stupore ed emozioni Carlo Verdone, giurato della Mostra: «Solo se sapranno creare queste condizioni, mi batterò per i film italiani».

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