Cuba e i sogni perduti in "Ritorno a L'Avana"

VENEZIA. Un film «sulla rabbia. Tutti i personaggi hanno l'impressione di essere stati derubati della loro vita e forse anche loro hanno contribuito a farsela portare via, in un modo o nell'altro: che siano stati traditi o che si siano traditi». È questo secondo Laurent Cantet, il
senso di Ritorno a L'Avana, il film presentato dalle Giornate degli Autori alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, scritto dal regista insieme al romanziere cubano Leonardo Padura e ispirato a uno dei suoi personaggi. Nella storia, dal tramonto all'alba, su una terrazza a Cuba, cinque amici si ritrovano  per festeggiare il ritorno a casa di uno di loro, Amadeo (Nestor Jimenez), che rientra sull'isola dopo 16 anni di esilio a Madrid. I cinque ballano, ridono, bevono, ricordano la giovinezza trascorsa insieme e si raccontano le proprie vite. Nel cast anche Isabel Santos, Jorge Perugorria, Fernando Hechevarria e Pedro Julio Diaz Ferran. Cantet e Padura, che si conoscono da quando hanno collaborato al film collettivo Sette giorni a L'avana, erano partiti dall'idea di realizzare insieme un cortometraggio, partendo dal personaggio del suo romanzo Le Palmiere et L'Etoile, capendo
presto però che i 15 minuti del corto non sarebbero bastati. Hanno ricominciato cosi« a lavorare insieme dopo il film di Cantet, Foxfire: "Il film - spiega il regista nelle note di
produzione - è un concentrato di temi che Padura tratta di romanzo in romanzo. La difficoltà di esserci e l'impossibilità di essere altrove. L'incapacità di credere ancora e la stanchezza che prende il sopravvento".

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