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Gela, l'attacco dei sindacati: "I vertici della Raffineria ci scavalcano"

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Avrebbero avviato colloqui con i dipendenti non concertati con le segreterie: «Lotteremo per contrastare questi atteggiamenti»

I vertici della Raffineria Gela (RaGe) hanno avviato colloqui con i dipendenti non concertati con le segreterie sindacali. L’atteggiamento è stato condannato duramente dai vertici di Filctem, Femca e Uiltec i quali annunciano «azioni di lotta per contrastare tali comportamenti«, giudicati “unilaterali”.

 

La vicenda potrebbe approdare nuovamente in aula consiliare, considerato che i consiglieri hanno chiesto al presidente dell’assise civica, Giuseppe Fava, la convocazione di una seduta straordinaria e monotematica.

 

In attesa di una decisione da parte degli esponenti politici che siedono tra gli scranni dell’aula consiliare, potrebbero essere i segretari sindacali a scendere in strada e dare seguito a una polemica mantenuta ancora per le vie verbali.

«In riferimento ai colloqui che l’azienda RaGe ha avviato tra i dipendenti – sottolineano i segretari di Filctem, Femca e Uiltec - non condividiamo tale atteggiamento. Di sicuro, in una fase di discussione tra le parti, questo comportamento è una fuga in avanti su percorsi non ancora condivisi. Il pericolo è la creazione di un clima di tensione scaturito dalla preoccupazione che i colloqui possano avviare un percorso di svuotamento delle professionalità e delle risorse che ruotano attorno alla Raffineria di contrada Piana del Signore. Di contro, Enimed non garantisce l’equilibrio economico finanziario della stessa società, pregiudicando gli assetti futuri del sito industriale. Il perseverare da parte aziendale – accusano i sindacati - viene visto come un prevarcazione nell’ambito delle relazioni sindacali che ci inducono a mettere in campo azioni di lotta per contrastare tali comportamenti unilaterali».

 

In verità le segreterie di Cgil, Cisl e Uil, avevano nutrito seri dubbi sin dalla presentazione del piano industriale da parte dei vertici Eni che prevede un investimento complessivo di 2,2 milioni di euro e il conseguente accordo sancito presso la sede nissena di Confindustria Centro Sicilia, dove i vertici di RaGe avevano parlato di avvio dei lavori di smantellamento di carpenterie metalliche e tubazioni alla diga foranea, annunciando la bonifica di 50 milioni di euro all’ex impianto Isaf.

 

L’incontro voluto da Confindustria, alla presenza dei massimi rappresentanti, nelle persone di Rosario Amarù, Carmelo Turco e Marco Venturi, aveva coinvolto i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro, e l’amministratore delegato della Raffineria Carlo Guarrata oltre a Massimo Lo Faso.

Erano stati chiamati in causa anche i rappresentanti delle imprese che si sono aggiudicate il contratto quadro di manutenzione, tra Sicilsaldo ed Ergomeccanica. In consiglio comunale, invece, era stato l’esponente di Articolo 4, Terenziano Di Stefano, a sottolineare tutti i propri dubbi circa i numeri occupazionali, e non solo, prospettati dai manager Eni per l’immediato futuro.

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