GELA

Il mercato settimanale rischia la cancellazione

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Il giro di vite avviato dal settore comunale all’Urbanistica ha costretto l’amministrazione a correre ai ripari e indire un vertice con urgenza, nel corso del quale si è stabilito di fare luce sulla questione

GELA. Il Comune non fa cassa col mercato settimanale che rischia di essere cancellato per la mancata pubblicazione del bando di affidamento. Il credito accumulato sfiorerebbe i centomila euro. Cosi le bancarelle del martedì potranno stazionare nel piazzale di via Settefarine solo fino al 28 ottobre. La ditta Ignazio Missud, proprietaria dell’area adibita a mercato settimanale, non potrà pretendere somme, dopo avere ottenuto l’ennesima proroga, come previsto dal contratto sottoscritto il 6 giugno 2012.

A mettere mano alla vicenda è stato il dirigente del settore Urbanistica, Emanuele Tuccio, che già la scorsa settimana aveva deciso di bloccare le bancarelle evidenziando che «la commissione istituita il 14 novembre dello scorso anno per l’esame delle offerte, alla data odierna, non ha concluso i lavori per individuare l’area destinata ad ospitare il mercato settimanale». Il giro di vite avviato dal settore comunale all’Urbanistica ha costretto l’amministrazione comunale a correre ai ripari e indire un vertice con urgenza, nel corso del quale si è stabilito di fare luce sulla questione legata al mercato settimanale.

Sarà l’apposita commissione a relazionare sulle modalità di concessione delle proroghe di affidamento del contratto scaduto ormai a gennaio. Altro nodo cruciale è rappresentato dalle somme non ancora incassate. L’amministrazione comunale, infatti, a fronte dei 195 mila euro annui pagati alla ditta Missud dovrebbe ancora incassare quasi centomila euro. «Esiste un debito – precisa Emanuele Tuccio, dirigente del settore Urbanistica - perché l’incasso è demandato ai controlli che il Comune deve avviare. Le somme da recuperare sono circa la metà di quelle pagate alla ditta Missud per la concessione dell’area di via Settefarine. Abbiamo stabilito di non concedere ulteriori proroghe».

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