TRIBUNALE

Banconote e documenti falsificati, prescritti un paio di capi d'accusa

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CALTANISSETTA. Se per alcuni capi è trascorso troppo tempo, per altri no. E saranno per questo giudicati. Così per tre nisseni, padre e due figli, finiti parecchi anni addietro al centro di un’inchiesta in Campania che ha coinvolto una sospetta organizzazione che avrebbe falsificato di tutto a cominciare da soldi, documenti, carte di credito, assegni, e perfino polizze assicurative. I nisseni chiamati sotto accusa sono il sessantunenne Libero Francesco Matera ed i suoi figli, il trentatreenne Ivan Zebb e il quarantadunenne Luigi Matera (assistiti dagli avvocati Giuseppe Dacquì e Walter Tesauro). Sul loro pende un nutrito ventaglio d’accuse. Perché con altri coinvolti in quella stessa inchiesta sono stati tirati in ballo per rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di banconote, spendita ed introduzione nello Stato di monete falsificate e ricettazione. Il reato associativo, però, non è tra i capi contestati a padre e figli. La vicenda, dal punto di vista investigativo, risale a qualcosa come una dozzina di anni addietro, o poco meno. È stato allora che tra i quindici coinvolti nell’operazione tra Campania e Sicilia che ne è derivata - era il 2003 - sono rimasti implicati anche padre e figli. V’era in quella stessa inchiesta un quarto nisseno, un impiegato, che successivamente è deceduto, uscendo forzatamente dal dossier. Quest’ultimo era ritenuto una sorta di collettore tra la rete organizzata di falsari ed i referenti locali.

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