DATI PERSONALI

Mussomeli, il suo nome finì sul sito del Comune: ora chiede i danni

MUSSOMELI. Il suo nome finì nell’albo online del Comune in accompagnamento di un’ordinanza di cessazione di attività del suo locale. Una “leggerezza” che secondo un 38enne della città avrebbe leso la sua immagine tanto da pregiudicargli la ricerca di un lavoro. E così ha deciso di denunciare il Comune di Mussomeli chiedendo un risarcimento di 75 mila euro.

Il 38enne si è rivolto al Tribunale di Caltanissetta e adesso l’ente è stato costretto a nominare un legale per difendersi dall’accusa. La vicenda risale al settembre del 2014 quando i carabinieri della locale Stazione effettuarono dei controlli all’interno di un locale, una sorta di sala giochi situata in una delle traverse del rione Dalmazia appurando che all’interno si svolgeva l’esercizio di attività abusiva di associazione ricreativa/sportiva e contestando nello specifico la somministrazione di alimenti e bevande.

Sempre i militari avevano segnalato il fatto che il locale era allestito come un normalissimo bar, con tanto di bancone e mensole colme di bottiglie di alcolici. Una sala giochi aperta al pubblico senza alcuna autorizzazione. A nulla valsero le spiegazioni del gestore del locale che si difese spiegando invece si trattasse di un’associazione ricreativa, il cui ingresso era riservato soltanto ai soci. In effetti da delle verifiche fu appurata la richiesta, datata febbraio 2013 ed indirizzata al municipio, dell’apertura di un circolo privato di natura sportiva e con lo svolgimento dell’attività di somministrazione ai soci di alimenti e bevande all’interno del circolo.

Alla domanda era stato allegato un certificato di affiliazione ad un’associazione sportiva nazionale senza scopo di lucro. Tesi che non convinse i carabinieri e che anzi trasmisero una relazione al Comando dei vigili urbani i quali avviarono l’iter burocratico che difatti portò all’ordinanza di cessazione di attività. I carabinieri contestarono al gestore di non avere provveduto all’obbligo di comunicare al Comune le variazioni successive confutando perciò la conduzione di un’attività abusiva.

Nei giorni successivi, fine ottobre del 2014, l’ordinanza fu pubblicata sulle pagine online del Comune. Un documento ben circostanziato, con tanto di nome del locale, via e soprattutto con il nome del gestore. Una pubblicazione considerata particolarmente lesiva del suo nome e della sua immagine tanto da spingerlo a presentare un salatissimo conto al Comune. 75 mila euro quale risarcimento per i danni subiti.

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