COMUNE

Nuova mozione di sfiducia contro il sindaco di Gela, è la terza in un anno

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Domenico Messinese

Per la terza volta in un anno, il consiglio comunale di Gela tenta di sfiduciare il sindaco Domenico Messinese, ex M5s. Stamani un’apposita mozione è stata presentata da 20 consiglieri comunali su 30, con i restanti 10 che annunciano di volere formalizzare la loro adesione durante il dibattito in aula.

Nelle due precedenti occasioni, i firmatari della mozione erano stati 12, pari al numero minimo richiesto dalla legge regionale n. 35 del '97. Così il ritiro della firma di un consigliere, la prima volta; di due, la seconda, ha fatto saltare le sedute e «salvato» il sindaco. La stessa legge prevede che il consiglio comunale venga convocato per l’apposita discussione non prima di 10 giorni dalla data della richiesta e non oltre 30.

Il sindaco Messinese, nel frattempo, ha diffuso una sua nota con la quale sottolinea che «amministrare Gela, è una sfida tanto onerosa quanto entusiasmante». E tiene a precisare di avere «sempre agito con responsabilità e amore verso la mia città, cercando di risolvere vecchi e nuovi problemi, da quelli ordinari a quelli più gravi come l’alta esposizione debitoria dell’ente, l’inadeguatezza dei servizi sanitari, la chiusura improvvisa dello stabilimento petrolchimico e il risanamento ambientale».

Il sindaco di Gela, espulso dal M5s nel dicembre 2015 (appena sei mesi dopo la sua elezione) e rimasto senza rappresentanza in Consiglio, ritiene «più che mai necessario un momento di riflessione comune da parte di tutti i protagonisti della politica gelese» e li sollecita a «partecipare attivamente e in sinergia ai processi di governo con il prioritario obiettivo di dare una spinta propulsiva che riduca i tempi per la risoluzione di grandi temi, come il lavoro, la gestione dei rifiuti, il piano di risanamento ambientale e riqualificazione produttiva, il miglioramento dei servizi sanitari, senza rischiare che le importanti opportunità costruite vengano perse». Infine suona un campanello d’allarme sulla «necessità di porre con immediatezza i giusti correttivi per evitare il dissesto finanziario dell’ente».

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