OPERAZIONE SAN VALENTINO-REVENGE

Caltanissetta, mafia e agguati: tre imputati per omicidio

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Boss, presunti soldati e fiancheggiatori si sottopongono al giudizio con rito abbreviato per i delitti Pepi, Vacirca e Campione

CALTANISSETTA. Scovata una super testimone oculare. Una donna che potrebbe fornire un alibi di ferro ad uno dei dieci imputati alla sbarra, che hanno optato per il giudizio con rito abbreviato, tirati in ballo tre agguati di mafia. La ”super teste”, Rosanna C., potrebbe essere sentita per videoconferenza - ma non è esclusa una trasferta - e in tal senso deciderà il gup David Salvucci. È un primo sussulto nei preliminari del procedimento a carico del boss Giuseppe «Piddu» Madonia ritenuto il mandante, il consuocero Alessandro Barberi, Salvatore Calcagno, Salvatore Burgio, Giovanni Passaro, Vincenzo Minardi ribattezzato «il tunisino», Pasquale Trubia ed Antonio Rinzivillo (difesi dagli avvocati Antonio Impellizzeri, Agata Maira, Flavio Sinatra e Cristina Alfieri) e, con loro, l’ex capo della famiglia mafiosa di Niscemi, Giancarlo Giugno (difeso dall'avvocato Filippo Croce) ora dichiarante ed il collaboratore di giustizia, pure lui niscemese, Antonino Pitrolo (difeso dall’avvocato Manuela Lanzafame).

Sono tirati in ballo, a vario titolo, per gli omicidi dell’imprenditore niscemese Francesco Pepi, di Giuseppe Vacirca e Gaetano Campione. Tutti consumati tra il 1989 e l’anno successivo per motivazioni differenti ma sempre, secondo il teorema della procura, sotto l’ala di Cosa nostra.

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