CORTE D'APPELLO

Soldi per sposarlo, «squillo» torna alla sbarra a Caltanissetta

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Al termine del primo processo è stata riconosciuta colpevole di circonvenzione d’incapace rimediando la pena a 2 anni

CALTANISSETTA. Lui infatuato, lei infida e lungimirante. Sono - per l’accusa - gli ingredienti di una storia, tra il serio e il grottesco, che riapproderà in un’aula giudiziaria. Con una ”squillo” chiamata di nuovo a sedere sul banco degli imputati, ora in appello, e l’imbrogliato ancora nella veste di parte civile. Sì perché lei, la cinquantanovenne Concetta V. (difesa dagli avvocati Dino Milazzo), dal primo grado del giudizio ne è uscita con un verdetto di colpevolezza e sul groppone la pena a 2 anni di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale. E, ora come allora, sarà chiamata a rispondere ancora di circonvenzione d'incapace. La stessa imputazione che un anno addietro gli è costata la condanna sentenziata dal giudice Marco Sabella.

Mentre lui, il quarantunenne Massimiliano L. (assistito dagli avvocati Sandro Valenza e Gandolfo Mancuso) sarà ancora nella veste di parte civile. È proprio dalla sua denuncia che ha preso le mosse, otto anni addietro, l’operazione dei carabinieri. Quella che ha finito per inguaiare la donna. Lei che avrebbe preteso qualcosa come ottomila euro per accettare le avance di lui. Un cliente che un certo punto s’era invaghito vedendola sotto altro veste.

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