IL RACCONTO

I delitti di Niscemi, il pentito: io, killer al servizio dei clan

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NISCEMI. «Io killer a disposizione di Rinzivillo e Barberi». Lui, il pentito di mafia Filippo Bilardi, ha così tirato in ballo due dei nove imputati alla sbarra per una catena di delitti a Niscemi. Anche se ha lanciato un j'accuse generico, non riferito espressamente ai tre delitti al centro del procedimento per il quale è stato chiamato ieri a deporre.

Il primo omicidio dei quali, in ordine di tempo, con obiettivo un imprenditore che non s’è piegato al ricatto. Che ha avuto il coraggio di dire «no» al racket delle estorsione e, anzi, ha esortato altri a ribellarsi. Ma avrebbe un po’ predicato nel deserto.

E questo suo gesto di coraggio ha finito per pagarlo poi a caro, carissimo prezzo. Perché l’imprenditore niscemese Francesco Pepi nella tarda serata del 14 febbraio del lontano 1989, mentre stava facendo rientro a casa è stato freddato dai killer. Che non gli hanno lascito scampo. Una esecuzione esemplare la sua. Voluta in maniera eclatante dalla mafia perché fosse da monito ad altri.

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