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AUTONOMIE LOCALI

Gela all'area metropolitana di Catania, Lantieri: all'Ars tanti i contrari

PALERMO. «Sono molti i deputati regionali catanesi a fare ostruzionismo e a impedire che l'Ars si pronunci sui quattro ddl di variazione territoriale per l'adesione di Gela, Niscemi e Piazza Armerina all'area metropolitana di Catania, e di Licodia Eubea alla provincia di Ragusa: sono loro che, di fatto, non vi vogliono». L'ha detto l'assessore regionale alle autonomie locali, Luisa Lantieri, intervenendo a Gela al convegno su «nuove province e aree metropolitane», organizzato da «Sviluppo democratico», il movimento politico del sindaco Domenico Messinese, ex M5s.

A chi le faceva notare che quattro anni e dieci passaggi legislativi in Regione non sono stati sufficienti a definire la riforma, Lantieri ha rivolto un appello a lavorare insieme «per la riscrittura della legge sulle province in Sicilia proposta dalla prima commissione dell'Ars al ministro agli Affari regionali, Enrico Costa, in un recente incontro a Roma».

I sindaci dei quattro comuni interessati temono altri ritardi e hanno annunciato l'invio di una lettera al presidente della Repubblica per denunciare «i danni subiti a causa della negazione di diritti acquisiti», malgrado un referendum cittadino e due delibere consiliari votati a maggioranza assoluta. Poco prima, il sindaco di Catania, Enzo Bianco, nell'auspicare che «l'Ars completi il percorso legislativo di riforma delle province e mantenga fede a un impegno che è fondamentale per la democrazia», si era detto «pronto a parlarne al governo nazionale in conferenza unificata Stato-Città e Stato-Regioni».

Atteso inutilmente il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che ha preferito far intervenire l'assessore Lantieri. Fuori dal teatro Eschilo, in cui si teneva il convegno, c'erano ad attendere Crocetta gruppi di lavoratori dell'indotto dell'Eni con le mogli, disoccupati e cittadini del comitato per l'adesione di Gela all'area metropolitana di Catania. In tre striscioni spiegavano le loro richieste (bonifiche, investimenti e occupazione) e le denunce (Stato e regione assenti in una città che vive il dramma di tumori e malformazioni) sollecitando «fatti non convegni».

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