L'INCHIESTA

Da Gela a Roma, le tante "amicizie" del clan Rinzivillo

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clan rinzivillo, inchiesta mafia, Caltanissetta, Cronaca
Salvatore Rinzivillo a destra

GELA. Il clan Rinzivillo aveva amicizie a tutti i livelli. C’è una foto che sfogliano due presunti affiliati al clan, dove Salvatore Rinzivillo, il capo della famiglia mafiosa di Gela estesa in tutta Italia e con ramificazioni anche in Germania, è immortalato con l’attrice Manuela Arcuri e c’è anche chi si vanta del fatto che il loro capo ha delle amicizie che contano, con ministri e politici che contano.

Ma nel giro ci sarebbe anche chi avrebbe in qualche modo appoggiato la candidatura del sindaco della capitale, Virginia Raggi. In una intercettazione finita agli atti dell’inchiesta coordinata dalla Procura nazionale Antimafia, condotta dalla guardia di finanza, dalla squadra mobile di Caltanissetta e dai carabinieri, risalente al 6 luglio 2016, a parlare sono un dirigente della Regione, Filippo Guarnaccia, e il capomafia Salvatore Rinzivillo.

Guarnaccia si trova a Roma con il figlio Gabriele. Una volta giunti nella capitale i due chiamano il loro capo. Guarnaccia dice a Rinzivillo: «vabbè chissu è na combriccola ca fici acchianari u sinnacu nuovo ... chistu, chiddu do ... . (inc.) ... a divintari». Rinzivillo risponde: «ah vabbè dai, vabbè quannu veni vabbè ni parramu». E Guarnaccia gli dice: «dai ... (inc. ) ... ni parramu, d'accordo, ti passu a Gabriele».

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Gli inquirenti ritengono che i due quando pronunciano la frase «u sinnacu nuovo» si riferiscano a Virginia Raggi, eletta il 22 giugno dello scorso anno al ballottaggio. Guarnaccia è uno dei punti di riferimento del boss Rinzivillo per il settore immobiliare. I suoi figli, il giorno successivo ad un incontro avvenuto presso l’abitazione gelese di Salvatore Rinzivillo, avrebbero costituito la «F.lli Guarnaccia immobiliare».

Giuseppe Incorvaia, nel corso di una telefonata con Luigi Rinzivillo, gli fa presente che Salvatore è proprietario a Roma di una quarantina di appartamenti. Giuseppe dice a Luigi: «ma pirchì Salvatori un cià duna na casa .. avi quaranta appartamenti un cià duna na casa ... ?». I due parlavano di Salvatore e degli appartamenti che possiede a Roma, poiché la moglie di un finanziere era stata trasferita per lavoro a Roma e aveva bisogno di una casa. Giuseppe poi, a proposito delle «amicizie» di un certo livello che Salvatore può vantare nella capitale, dice a Luigi: «chiddru arcimiliardariu è.. canusci a tutti.. tuttu Roma l'avi iddru ... ti dicu .. ti dicu .. a parti ca la ghiri a truvari ia ... canisci a presidenti di palluni ... a tutti banni canusci ... Ministri».

Un ruolo altrettanto fondamentale sarebbe stato quello di Marco Lazzari, uno dei due carabinieri «infedeli» che avrebbero passato al clan notizie riservate. Il 7 aprile 2016, Lazzari, appartenente ai servizi segreti, avrebbe fornito a Rinzivillo l'ennesima notizia riservata attinente a delle indagini; questa volta lo informava del fatto che la persona con la quale doveva andare a cena era sottoposta ad intercettazione nell'ambito di un'inchiesta che riguardava il sindaco di Roma. Pertanto, il militare faceva capire al boss gelese di non andare a questo incontro per evitare che finisse anch'egli nel mirino delle forze dell'ordine, poiché temeva che potessero venire fotografati. In quell’occasione Lazzari dice a Rinzivillo: «potevi pensare anche alla cena, .. se no ci fanno fotografie e tutto perché quello è sotto osservazione con sindaco di Roma».

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