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MALASANITA'

Morì per una trasfusione, sette sotto accusa a Caltanissetta

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Il paziente è deceduto dopo due settimane di coma per avere ricevuto sacche di sangue di gruppo diverso rispetto al suo

CALTANISSETTA. Al via, nei preliminari il processo a sette imputati, tra medici, infermieri e tecnici, tirati in ballo per un caso di malasanità. Che ha fatto scattare a loro carico l'ipotesi di omicidio colposo.

Legata al decesso del vigile del fuoco in pensione, Angelo Giulietti, morto nell'ottobre del 2009 fa dopo una trasfusione di sangue errata.
E per il suo decesso sono stati chiamati al cospetto del giudice Valentina Balbo medici e paramedici.

Sono il direttore del centro trasfusionale di San Cataldo, Santa Noto, medici Concettina Aurora Ingrascì, Calogero Vullo, l'anestesista Angela Ferruzza, il tecnico bio-medico Salvatore Fiorenza, il tecnico di laboratorio Filomena Morreale e l'infermiere Salvatore Costanzo in servizio all'ospedale di Mussomeli, (difesi dagli avvocati Massimo Dell'Utri, Giuseppe Panepinto, Emanuele Limuti, Antonio Impellizzeri, Giacomo Butera, Maria Giambra, Michele Costa e Maria Elisa Braccioforte).
Tra loro - secondo la tesi accusatoria - v'è chi ha effettuato il prelievo, chi avrebbe scambiato le provette con la sostanza ematica, chi ha ricevuto due unità di sangue, chi ha disposto la trasfusione che poi s'è rivelata dagli effetti devastanti e, infine, chi ha deciso una seconda trasfusione.
Sullo sfondo della vicenda anche i nomi di una infermiera capo sala e un altro medico, entrambi in servizio al "Longo" di Mussomeli, pure loro finiti al centro della stessa inchiesta. Ma ancora le loro posizioni sono da definire sull'onda della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura.
È in due fasi successive che i loro nomi sono finiti al centro di un dossier della procura. Ma sempre sull'onda di quell'errore fatale che poi è costato la vita del paziente morto il 6 ottobre del 2009 dopo due settimane di agonia all'ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento. Ma lì è arrivato quando ormai era troppo tardi. E non v'era più nulla da fare. La trasfusione errata, infatti, aveva già causato danni irreparabili.
Il pensionato doveva sottoporsi ad un intervento di ortopedia all'anca sinistra. Una operazione chirurgica senza particolari problemi. Che, semmai, sono insorti nel momento in cui v'è stato bisogno d'iniettargli sangue. Ma piuttosto che sacche con suo gruppo B, il suo, ne sarebbe stato trasfuso altro di tipo A.

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