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TRIBUNALE

Droga, armi e rapine: la verità del pentito Di Gatti

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Oggi il giovane collaboratore di giustizia è chiamato a deporre al maxi processo «Cobra 67», «Giro di vite» e «Figaro» con quarantasei imputati alla sbarra

CALTANISSETTA. «Tutti e tre i fratelli Ferrara comprano droga da Palermo e anche io mi rifornivo da lui e spacciavo due, tre chili di fumo e venti, trenta grammi di cocaina la settimana». A sostenerlo è il giovane collaboratore di giustizia Elia Salvatore Di Gati in un interrogatorio reso ai magistrati il 9 giugno di tre anni fa ed entrato al centro del procedimento con 46 imputati, «Cobra 67» «Giro di vite» e «Figaro» per cui, questa mattina, lo stesso pentito è chiamato deporre.

«Ferrara - ha aggiunto il collaborante parlando allora con il sostituto Giovanni Di Leo - non aveva interessi con Dell’Asta. I Ferrara avevano prima Ivan Alletto e poi hanno preso me, anche se Dell’Asta non era molto d’accordo». Poi il suo riferimento è andato a tale ”Maria cinquelire”, come egli stesso l’ha indicata «a lei ho venduto due pistole per 2.000 euro, ma poi non le ho dato le armi. Intermediario per l’acquisto di queste pistole fu Emanuele Puzzanghera, ma siccome lui mi doveva dare 2 mila euro per droga che gli avevo venduto, mi sono tenuto i soldi senza darle la pistola».

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