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CRISI

Raffineria di Gela, le tute blu incrociano le braccia

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Un centinaio di operai sono rimasti senza lavoro e senza cassa integrazione e accusano: «Siamo stati lasciati da soli»

GELA. I lavoratori dell’indotto della fabbrica Eni ieri hanno incrociato le braccia. Non c’erano i rappresentanti delle segreterie sindacali a sostenere l’azione di lotta improvvisata dalle tute blu che chiedono certezze occupazionali per uscire fuori dalle logiche assistenziali. Per molti di loro sono terminati anche gli ammortizzatori sociali. Le situazioni più eclatanti riguardano i 63 dipendenti dell’Elettroclima, i 130 metalmeccanici della Smim e dell’ormai ex Tucam.

Sono entrati a fare parte del regime di cassa integrazione anche le maestranze di Eurocoop. Il sindaco Angelo Fasulo butta acqua sul fuoco e sottolinea che “la situazione di precarietà va avanti da alcuni anni per diversi lavoratori. Di certo non è un problema di adesso e molti di loro sanno che sarà dura. Sulla vicenda ho investito anche il prefetto di Caltanissetta, Carmine Valente, il quale si è riservato alcuni giorni di tempo prima di darmi una risposta. Sappiamo che l’accordo sottoscritto al Mise, il 6 novembre scorso, prevede un investimento di Eni di 2,2 miliardi di euro e il mantenimento occupazionale”. Il governo regionale ha onorato gli impegni assunti autorizzando ai vertici del colosso energetico del cane a sei zampe l’attività di trivellazione nello specchio di mare che si estende da Ragusa a Licata e comprende, appunto la città del golfo di Gela.

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