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IL CASO

"Parcheggio difficile", condomini a Gela contro le misure di protezione per il presidente antiracket

Divieto di fermata assoluto che impedisce agli inquilini persino il carico e scarico della spesa, e non facilita la mobilità alle quattro persone disabili che vi abitano e agli anziani non autosufficienti

GELA. Trentasei famiglie di un condominio di Gela, dopo otto anni di attesa, si ribellano contro i provvedimenti adottati, sin dal 2007, dagli organi di polizia che, per garantire la «protezione di terzo livello di rischio» al presidente dell'antiracket gelese Renzo Caponetti, inquilino del palazzo, priverebbero di fatto i condomini di vari diritti tra cui quello alla proprietà privata. Annunciano perciò ulteriori ricorsi alla magistratura civile e al Tar. L'oggetto del contendere non sono tanto i numerosi divieti di sosta con rimozione applicati all'area di parcheggio condominiale, antistante l'edificio di 7 piani, nè la presenza di telecamere dentro e fuori il condominio «Galassia», che sorge in via Venezia, nella parte nord-est di Gela, quanto il divieto di fermata assoluto che impedisce agli inquilini persino il
carico e scarico della spesa, e non facilita la mobilità alle quattro persone disabili che vi abitano e agli anziani non autosufficienti.

Un commerciante di mobili, Vincenzo Lanzafame, con negozio al pianoterra dello stabile, ha visto crollare i suoi affari. «La gente non si può fermare e va via. Avevo 8 dipendenti - dice ai cronisti - e ho dovuto licenziarne sette. Siamo in grave difficoltà». Per superare questo cortocircuito giuridico, l'amministratore del condominio, Carmelo Aiello, propone il rilascio di un pass ai condomini per consentire loro fermate brevi. Chiede inoltre il ripristino di una precedente ordinanza che garantiva 2 posti di sosta per i disabili. «Non siamo contro la presenza di Caponetti, che va protetto e difeso, con moglie e figlie - dice, Aiello - ma vogliamo la tutela anche dei nostri diritti, in quanto, così com'è articolata, la legge di tutela delle vittime antiracket rischia di trasformare le misure di cautela in un atto d'imperio da regime di polizia».

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