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IL PROCESSO

Montante, l'ex presidente Irsap Cicero: "Bloccò la diffusione di un video scabroso su Crocetta"

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L’esistenza di un video scabroso girato in Tunisia che coinvolgerebbe l’ex presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che non ha mai trovato alcun riscontro, è stata ribadita stamane da Alfonso Cicero sentito come indagato di reato connesso nel corso dell’udienza del processo sul cosiddetto «Sistema Montante» nei confronti di 17 imputati, ripreso questa mattina all’aula Bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta.

«L'imprenditore Giuseppe Catanzaro, qualche mese prima di questa indagine per concorso esterno a carico di Antonello Montante - ha dichiarato l’ex presidente dell’Irsap - , mi confidò che lo stesso Montante era riuscito a bloccare la diffusione di un video girato a Tunisi contenente immagini scabrose che riguardavano Rosario Crocetta. Lo stesso episodio me lo raccontò anche Linda Vancheri (ex assessore regionale ndr). Lei però lo fece dopo la notizia dell’indagine a carico di Montante».

«Uscì un articolo riguardante indagini a carico di Antonello Montante per concorso esterno in associazione mafiosa. Da quel momento Linda Vancheri (assessore regionale alle Attività produttive nel governo Crocetta, ndr), che fino ad allora mi aveva schivato, cominciò a voler incontrarmi, sfogarsi, farmi delle confidenze», ha detto Alfonso Cicero, deponendo nel corso dell’udienza. «Era spaventatissima proprio per questa indagine - continua l'ex presidente dell’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive (Irsap), rispondendo al suo avvocato Annalisa Petitto - e aveva paura che il fratello di lui, Gioacchino, si potesse rivoltare contro Montante. Perché mi diceva che era detentore di segreti. Gioacchino era molto vicino al pentito Dario Di Francesco. Altra paura che aveva Vancheri era che Giovanni Crescente, ex presidente di Confindustria, potesse rivoltarsi contro di lui soprattutto per delle vicende di Confindustria del 2005. Mi confidò che non dormiva la notte, era spaventatissima, aveva paura di deludere la famiglia per cose che potevano venir fuori da questa inchiesta. Mi raccontava anche del fatto che Montante negli ultimi anni non aveva un modo di comportarsi sobrio e manifestava manie di onnipotenza». Cicero aggiunge poi un particolare: «Fino a quel momento - racconta - avevo sempre ricevuto telefonate ordinarie da Montante, ma dall’apertura dell’inchiesta cominciò a contattarmi con la procedura in anonimo».

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