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CASSAZIONE

Sì alla pinzetta all'interno del carcere duro: il boss di Riesi potrà sistemarsi le ciglia

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Francesco CAMMARATA

Chi è recluso al carcere duro può avere la pinzetta per l'igiene personale e così il boss di Riesi, Francesco Cammarata, potrà sistemare le ciglia. Lo prevede una sentenza della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Ministero della Giustizia contro lo stesso detenuto.

Cammarata, recluso al 41-bis, aveva presentato ricorso, due anni fa, sul divieto di tenere le pinzette per le ciglia. Il magistrato aveva accolto l'istanza ma il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria aveva presentato il ricorso, sostenendo che "le pinzette in metallo non sono consentite per ragioni di tutela dell'integrità del detenuto e del personale penitenziario". Inoltre veniva evidenziato che "il diritto all'igiene non si estende fino ai suoi minimi dettagli".

Adesso c'è la decisione della Cassazione: Cammarata potrà tenere la pinzetta per le ciglia, anche se detenuto al 41-bis, "previa custodia in luogo esterna alla camera detentiva".

La Corte d’Assise di Caltanissetta, nel 2016, aveva condannato all’ergastolo Francesco Cammarata, insieme a Gaetano Cammarata, ritenuti uomini d’onore della famiglia mafiosa di Riesi, per l’omicidio dell’imprenditore di Licata, Francesco Ritrovato, ucciso a colpi di pistola l’1 giugno 2004 a Butera. Secondo l’accusa, la vittima era stata costretta a occuparsi di curare la latitanza del boss Vincenzo Cammarata dai componenti di Cosa Nostra di Riesi. Quando il capomafia, alla fine degli anni ’90 venne arrestato, gli affiliati mafiosi di Riesi sospettarono che fosse stato Ritrovato a rivelare ai carabinieri il nascondiglio di Cammarata e decisero di ucciderlo. Francesco Cammarata venne considerato il reggente di Cosa Nostra a Riesi in quanto avrebbe “ereditato” il vertice della famiglia dai fratelli Pino e Vincenzo.

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