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CALTANISSETTA

Sistema Montante, i giudici in camera di consiglio da stamattina

Antonello Montante, nicola morra, Caltanissetta, Cronaca
Nicola Morra

Sono ancora in camera di consiglio i giudici della corte d’appello di Caltanissetta che devono decidere il processo sul cosiddetto Sistema Montante. Il collegio si è ritirato alle undici per la sentenza.
Imputati l'ex leader di Sicindustria Antonello Montante, accusato a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico e alcuni dei componenti del suo «cerchio magico» che rispondono vario titolo di corruzione, rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, favoreggiamento. Si tratta del colonnello Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della guardia di finanza di Caltanissetta, del sostituto commissario Marco De Angelis, del capo della security di Confindustria Diego Di Simone e del questore Andrea Grassi.

Fra coloro che a Caltanissetta attendono la sentenza c’è il presidente della commissione nazionale antimafia Nicola Morra. «Credo che logicamente sia doveroso che il presidente della commissione antimafia - ha dichiarato - presti attenzione a questo processo perché Antonello Calogero Montante è stato intercettato mentre suggeriva all’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano chi nominare a prefetto di questa provincia o di quell'altra provincia. Le prefetture svolgono in tema di interdittive antimafia o white list un ruolo fondamentale nell’azione di prevenzione. Controllare quel mondo significa indebolire l’azione dello Stato».

Morra ha aggiunto: «Non è la prima volta che sono presente perché questo è un processo che riguarda uno dei cosiddetti paladini dell’antimafia che poi, stando alle accuse che sono state accolte in primo grado, si è rivelato un finto mito e siccome mi è stato insegnato che la forza della mafia è da individuare nella debolezza di chi la dovrebbe contrastare e lui era riuscito ad avviluppare nella sua rete tanti uomini delle amministrazioni e delle istituzioni pubbliche preposte a combattere la mafia dando credito ad un finto mito che ha avuto come testimone di matrimonio l’esponente della famiglia di Serradifalco Vincenzo Arnone, mi domando se tutto questo possa passare sotto silenzio».

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