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IL CASO

Gela, scontro in commissione d'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti

GELA. Si è trasformato in guerra a colpi di carta bollata a Gela lo scontro politico tra la commissione consiliare di indagine sullo smaltimento dei rifiuti urbani e uno dei suoi componenti, Angelo Amato, del gruppo M5s, che ne aveva sollecitato la nascita.

Troppe le diversità di vedute sui metodi di inchiesta e sulla valutazione degli atti e dei fatti. Dopo il ricorso individuale, di fine agosto, inoltrato all'autorità nazionale anticorruzione, Amato ha presentato un esposto alla magistratura denunciando, tra le altre cose, presunte velate pressioni che i componenti della commissione avrebbero esercitato su di lui per indurlo nei lavori d'inchiesta a essere meno rigido e più tollerante.

La procura di Gela, che indaga da tempo sull'appalto dei rifiuti alla Tekra di Angri (Salerno), ha incaricato la polizia di sentire come «persone informate dei fatti» i consiglieri della commissione comunale di indagine. A uno a uno, i componenti sono stati ascoltati dai funzionari di polizia. Questa singolare «sfilata» ha fatto scattare il tam-tam politico secondo cui figurerebbero dei consiglieri indagati per lo «affaire spazzatura».

In una conferenza stampa il presidente della commissione d'indagine, Salvatore Gallo (Pd) e alcuni componenti, hanno sostenuto, come anticipato dal presidente del consiglio comunale Alessandra Ascia, che nessun consigliere risulta indagato, smentendo ogni presunto tentativo di condizionamento verso Amato.

Tuttavia i consiglieri «pentastellati» continuano a denunciare poca trasparenza, le resistenze degli uffici, casi di nepotismo con l'assunzione nell'impresa Tekra del figlio di un consigliere (che poi ha rinunciato) e il sospetto del voto di scambio nelle comunali del 2015.

L'indagine della commissione municipale si è conclusa dopo 65 sedute con un rapporto finale portato all'approvazione del consiglio comunale, dal quale il solo Amato si è dissociato proponendo una sua relazione di minoranza, finita ora nelle mani dei magistrati.

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