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Usura, 5 arresti a Troina. Tra i truffati un rivenditore d'auto di Gela

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TROINA. Un giro di usura fatto di piccoli prestiti ad imprenditori, commercianti e famiglie, che andavano dai mille ai 3 mila euro, ma con un giro d’affari annuo stimato in 600 mila euro è stato scoperto dalle Fiamme gialle di Nicosia. I tassi di interesse praticati arrivavano al 938% annuo. Sequestrati 52 mila euro in contanti e contestata anche la truffa legata all’emissione di assegni scoperti. Complessivamente erano stati effettuati acquisti, attraverso il sistema del “furto di identità”, di oggetti in oro, cancelleria, ricambi auto e autovetture usate per un totale di circa 45 mila euro. La truffa più consistente quella ai danni di uno dei più grossi rivenditori di auto usate di Sicilia con sede a Gela che per la vendita di 7 auto si è visto rifilare assegni, non coperti, per 39.400 euro. Sei le misure eseguite a carico di altrettanti uomini, tutti troinesi, specializzati anche nella spendita di banconote false. A capo dell’organizzazione Giuseppe e Domenico Sotera rispettivamente zio e nipote. Per loro è scattato l’arresto e il trasferimento nel carcere di Enna. Arresto, ma ai domiciliari, per Domenico Sotera, classe 1988 figlio di Giuseppe, per Serafino Impallizzeri e Salvatore Suraniti. Per Salvatore Barbera solo obbligo di dimora e divieto ad uscire di casa nelle ore notturne.

L’indagine era partita a novembre dello scorso anno dopo che si era scoperto che a Capizzi, paesino in provincia di Messina, e Troina circolavano banconote false da 5 euro. Ma è stato con le intercettazioni telefoniche che è emerso come il giro fosse ben più ampio e strutturato. Poi la denuncia del rivenditore gelese aveva chiuso il cerchio.

“L’operazione era partita con una perquisizione mirata – spiega il tenente Vittorio Di Bernardo che comanda la Tenenza nicosiana – per arrivare alle banconote false”. Ne sono state trovate 9, della stessa matrice. “Erano scattate le intercettazioni ed è emerso – continua il tenente Di Bernardo – come l’affare girava tutto attorno all’usura”.

Imprenditori, commercianti e famiglie che si rivolgevano all’organizzazione capeggiata da Giuseppe e Domenico Sotera, rispettivamente fruttivendolo e titolare di un autosalone, erano a corto di liquidità, in difficoltà finanziaria ed a rischio di insolvenza e per questo impossibilitati a rivolgersi alle banche. Nessuna delle vittime ha mai denunciato, ma sentiti dalle Fiamme gialle, nel corso delle indagini, hanno confermato.

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