NISCEMI

Muos, gli avvocati: "Fermare i lavori nel rispetto della sentenza del Tar"

I legali hanno inviato una diffida al Ministero dell'interno, alla questura di Caltanissetta, al commissariato e ai carabinieri di Niscemi, invitandoli a far valere la sentenza del Tar

NISCEMI. «Apprendiamo da un comunicato emesso il 3 marzo dall'ufficio stampa della base di Sigonella, che ogni azione avviene nel pieno rispetto della normativa italiana. Come legali impegnati, a vario titolo, nella difese di chi si oppone all'istallazione militare statunitense, non possiamo esimerci dal rilevare che la Marina Usa sta invece contravvenendo alla sentenza di un tribunale italiano, che ha stabilito l'illegittimità dell'installazione per mancanza di autorizzazioni, e che pertanto in questo momento non può essere utilizzata per alcun tipo di attività, nè di collaudo, nè di monitoraggio». Lo dicono in una nota gli avvocati Paola Ottaviano, Sebastiano Papandrea, Goffredo D'Antona, Nicola Giudice, Daniela Ciancimino e Antonella Bonanno.

I legali fanno riferimento alla sentenza del 13 febbraio scorso, la n. 461, emessa dal Tar di Palermo e che accoglie il ricorso presentato da Comune, Legambiente e coordinamento dei comitati No Muos per fermare i lavori a Niscemi. I legali hanno inviato una diffida al Ministero dell'interno, alla questura di Caltanissetta, al commissariato e ai carabinieri di Niscemi, invitandoli a far valere la sentenza del Tar.

Stamane un gruppo di donne ha bloccato i cancelli che conducono al cantiere di contrada Ulmo, per impedire l'ingresso degli operai. E le donne hanno annunciato una manifestazioneregionale a Niscemi per l'8 marzo.

«La sentenza - aggiungono gli avvocati - è immediatamente esecutiva, e non occorre che venga posto in essere un ordine di sospensione, come invece sostengono gli Stati Uniti, essendo tutte le amministrazioni coinvolte obbligate a dare esecuzione, in via a mministrativa, alla decisione del Tar».

L'Associazione antimafie Rita Atria, inoltre, attraverso un proprio legale ha integrato le denunce presentate alla procura di Caltagirone, con un'istanza di sequestro dell'area e con un
video che proverebbe l'uso delle parabole anche dopo la sentenza del Tar.

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