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L’hacker di Gela è stato tradito da un sito porno

Gli inquirenti contestano a Miano i reati di accesso abusivo aggravato alle strutture e diffusione di malware e programmi software in concorso. Ci sono altri 6 indagati

È fissata per mercoledì 16 ottobre, l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Napoli, che dovrà decidere sulla richiesta di concedere la scarcerazione o i domiciliari a Carmelo Miano, il giovane hacker di Gela arrestato lo scorso 2 ottobre per aver violato in più occasioni la rete informatica del ministero della Giustizia. Al momento, l’indagato, rimane in carcere.
Il Gip di Napoli Enrico Campoli ha respinto la richiesta avanzata da Gioacchino Genchi, avvocato di Miano, di concedere gli arresti domiciliari. Il legale del giovane aveva chiesto al Gip, la scarcerazione del suo assistito per motivi di salute e il trasferimento degli atti alla Procura di Perugia. Istanze tutte rigettate.

Al giovane programmatore informatico, 24 anni non ancora compiuti, dipendente della NttData, colosso della cyber security, gli inquirenti contestano i reati di accesso abusivo aggravato alle strutture e diffusione di malware e programmi software in concorso. Dopo l’arresto, Miano, di fronte al Gip ha ammesso le sue responsabilità. Ha riferito di aver fatto tutto da solo, ma secondo la procura, avrebbe agito con la complicità di altre sei persone, tra le quali figurano il padre e un rappresentante delle forze dell’ordine.  È stato tradito da una traccia lasciata su un sito pornografico. Da lì, gli investigatori sono risaliti al suo indirizzo IP, fino a rintracciarlo a Roma, nel suo covo di via delle Sette Chiese, alla Garbatella.

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